ROMA - Una discesa che più libera non si può immaginare. È la passione dei
turisti che hanno preso d'assalto il paesino austriaco di Obertraun, per
scivolare lungo i quattro chilometri della pista da fondo completamente nudi.
È solo l'ultima follia: ma da qualche tempo sembra che qualsiasi attività
possa essere svolta senza vestiti. Volare, guidare, andare in crociera, fare
sport e persino sposarsi. Così il naturismo da un lato è uno stile di vita
che conquista anche rigorosi professionisti, dall'altro un'esperienza da
provare almeno una volta. E il fenomeno è in crescita continua.
Gli americani hanno fiutato l'affare tanto bene che oggi, negli Stati Uniti,
il turismo naturista è un business che muove 400 milioni di dollari l'anno,
il doppio rispetto a dieci anni fa.
Le iniziative non conoscono limiti. Lo dimostra il "volo senza veli"
sul Boeing 727 che per la prima volta nel maggio scorso ha trasportato 170
passeggeri nudi da Miami a Cancun. Il bis è previsto per questa primavera, i
biglietti sono quasi esauriti. Anche in un periodo di crisi, l'agenzia
turistica texana Castaways non ha faticato a trovare nuovi passeggeri disposti
a pagare tariffe doppie rispetto alla norma (intorno ai 500 dollari), pur di
assaporare l'ebbrezza di volare nudi. Poche ma ferree le regole: ci si può
spogliare solo dopo il decollo, ci si riveste qualche minuto prima
dell'atterraggio; è obbligatorio munirsi di un asciugamano su cui sedersi,
vietato servire bevande calde, per evitare lo spiacevole inconveniente di
un'ustione.
Se nei voli della Castaways almeno piloti e hostess sono tenuti a rimanere
vestiti, nelle crociere della Carnival Cruise Lines anche gli equipaggi
possono, se l'incarico lo consente, restare nudi. Con la regola, anche in
questo caso, di far ricomparire gli indumenti in vista dei porti di attracco.
In Italia, se anche i nostri operatori avessero fiutato l'affare, non sono
immaginabili iniziative simili. Non solo per resistenze culturali. È la
mancanza di una normativa sul naturismo a frenare lo sviluppo, anche
economico, del settore. Chi si avventura oggi nelle spiagge libere della
Penisola, anche quelle frequentate da nudisti, rischia multe salate. Una
tendenza al rigore che si è incrementata negli ultimi tempi, grazie allo zelo
di alcuni sindaci. La legge italiana non punisce il nudismo, ma gli "atti
osceni in luogo pubblico", definizione che si presta a mutevoli
interpretazioni. Secondo le stime della Federazione naturisti italiani (Fenait),
la mancanza di tutela legislativa della pratica naturista costa ogni anno
all'Italia 500.000 mancati ingressi di turisti stranieri, e l'esodo di circa
50.000 italiani che tutte le estati vanno ad arricchire Francia, Spagna e
Croazia, "paradisi" in grado di offrire ai nudisti ogni tipo di
comfort, dai campi da golf ai supermarket, dal parrucchiere ai centri per la
talassoterapia. In Francia, la pratica del naturismo è riconosciuta dal
Ministero della gioventù, degli sport e del tempo libero.
In Italia, una prima inversione di rotta si era ipotizzata nel 2000, quando
una delibera del comune di Roma ha trasformato il litorale di Capocotta,
storica spiaggia nudista, nella prima oasi italiana destinata ai naturisti.
Poteva essere il segnale di una svolta, ma l'iniziativa non ha trovato
seguito. Nello stesso anno la commissione Affari sociali della Camera ha
adottato le proposte di legge sul naturismo di Verdi e Forza Italia. Il testo
è tuttora fermo in Parlamento.
Testo tratto da www.repubblica.it
alla pagina: http://www.repubblica.it/2004/a/sezioni/cronaca/nudismostile/nudismostile/nudismostile.html